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martedì 18 gennaio 2011

L'editoriale di Mik#17: Un nuovo anno!


Sanda è...SpeedWiper
Eccoci qui per la prima partita casalinga del 2011. Come ormai avrete capito, mi piace “parlarvi” di qualcosa che riguardi sia la pallavolo ma anche la vita in generale con le cose che mi fanno riflettere. Pallavolisticamente l’anno nuovo è iniziato nel migliore dei modi, vedendoci vincenti nell’insidiosa trasferta a Genova, sabato scorso. Stasera c’è la prima partita in casa del nuovo anno e c’è una grande novità impressa sulla nostra divisa (che può sembrarvi “spiccicata” all’altra ma che) contiene una significativa modifica: compare un nuovo sponsor che ci permette di proseguire la stagione con serenità.
Il ringraziamento è quindi plateale e pubblico verso la Società SPEEDWIPER .
Un grazie era dovuto perché per fare una squadra di B2 è inutile girarci intorno…ci vogliono dei soldi. Soldi che non vengono da soli ma insieme a delle persone che per svariati motivi, decidono di investire in (o semplicemente alimentare) una passione. È sempre stato difficile trovare sponsor per il nostro sport, seppure noi si sia bellissime e bravissime. Provate a pensare a questo momento nel mondo. Si sente parlare di crisi ovunque, di problemi sindacali, di inflazione (per non parlare di numerose altre tragedie) e trovare delle persone disposte a dare un contributo ad una società sportiva non è mai facile. Ci siamo riusciti e per questo va un grazie anche a tutte le persone della nostra società che lavorano per farci stare al meglio.
Ora tocca a noi giocatrici. E non son qui a fare promesse su classifiche finali ma solamente a prendere coscienza del fatto che se continueremo come fatto nell’anno appena concluso…potremo ottenere soltanto cose positive. I più “vissuti” tra voi sapranno bene che quando si festeggia un nuovo anno, la sera di Capodanno, ci sono delle cose scaramantiche che non si possono tralasciare! E sono: la biancheria intima di colore rosso, le lenticchie ed il vischio. Insieme a questi riti che potremmo definire “materiali”, ci sono anche dei riti “astratti” che coincidono con il tracciare un resoconto di ciò che è stato dell’anno appena concluso e nel fare, come direbbe la Grat, una TO DO LIST*. Questa festa insomma è una sorta di occasione per buttarsi alle spalle ciò che abbiamo vissuto di negativo e per invogliarci a dedicarci finalmente ai nostri sogni e desideri anche senza che nel cielo si veda passare una stella cadente.
È paradossale come questa festa che nei ristoranti ci fa svenare, che vede tutti i locali strapieni e per cui a volte la gente si organizza per mesi duri...un solo secondo, una frazione di tempo brevissima che però assume i significati più diversi a seconda delle persone. La mia riflessione della serata è che è stupido se qualcuno aspetta una sera così per cambiare qualcosa della sua vita che non lo soddisfa però che almeno per una sera è bello lasciare che i sogni la facciano un po’ da padrone. Noi sandine un sogno ce l’abbiamo, ma, come vogliono le migliori tradizioni, non possiamo svelarlo, speriamo però di continuare a viverlo insieme.
Ora le feste però sono finite, spero vi siate divertiti e abbiate le idee chiare su ciò che volete per il resto…si ricomincia, vi aspettiamo numerosi e partecipi come sempre: SO SANDA SO!

* Lista delle cose da fare

venerdì 3 dicembre 2010

L'editoriale di Mik#17: Una serata stellare

La scorsa estate ho partecipato ad una serata al Planetario di Milano: “Jazz tra le stelle” ed alla stratosferica cifra di 3€ ho vissuto una delle esperienze più suggestive della mia vita. Sarà che non avevo mai messo piede in quel edificio sorto negli anni ’30 che…è stata una sorpresa continua. Fuori il cielo stava scurendosi (erano le 21) ed all’interno della sala circolare, su delle semplici sedie di legno girevoli, il “direttore” della serata ha fatto calare la notte sopra di noi, spegnendo lentamente le luci. Sul soffitto l’oscurità ha iniziato a punteggiarsi di piccole luci. All’inizio erano poche decine, ovvero ci mostrava quelle che potevamo osservare alzando lo sguardo al cielo durante una camminata in città. Poco dopo erano una vera e propria costellazione! Ovvero tutte quelle che ci perdiamo a causa delle luci artificiali accese costantemente nelle nostre città. Ma che cos’è il planetario? È un sistema di proiezione che riproduce, con grande realismo l'aspetto del cielo stellato facendo si che sia possibile osservare i fenomeni astronomici da qualunque luogo della Terra nel passato, nel presente e...nel futuro. Non è una cosa fantastica? Per descrivervi l’effetto che mi ha fatto stare per la prima volta ad osservare un cielo stellato (anche se artificiale), uso le parole di Leopardi, con il suo “L’infinito”:
“…io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l'eterno… Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: E 'l naufragar m'è dolce in questo mare”.
È proprio quella la sensazione che ho provato: una specie di immersione in un luogo di cui so molto poco eppure che per millenni è stato oggetto di studio e ispirazione. Gli antichi guardavano le stelle per tracciare le rotte dei loro spostamenti, per misurare il tempo e per darsi un riferimento nel mondo. I grandi pensatori gli si rivolgevano ammirandone la divina disposizione, formulando teorie e concetti filosofici e oggi…chi guarda più il cielo? Siamo talmente ancorati alle cose terrene e materiali che non perdiamo neanche più tempo a chiederci cosa c’è lassù, cosa potrebbe esserci oltre a noi. Anche io non mi ero mai soffermata prima su quei puntini che vengono alla ribalta perché cadono in una famosa sera d’ Agosto. Che poi è solo una credenza popolare! Perché la notte in cui cadono più stelle è a Novembre ma è molto più facile uscire a guardare il cielo una notte d’estate in spiaggia con gli amici che una notte di fine autunno, no?
La serata è volata grazie a curiosi aneddoti raccontati con un sottofondo di musica jazz suonata dal vivo da una viola e un pianoforte. Veramente emozionante. Vi saluto con due frasi che spero vi facciano venire la voglia di tornare bambini e se non di andare al Planetario, almeno di farvi fermare una volta a vedere che qualcosa di bello c’è anche sopra di noi.
“Ero sotto un cielo risplendente di stelle con la luna in mezzo al firmamento in un mare senza sponde. Mai oh Signore mi hai turbato come in quella notte in cui sospeso fra il cielo ed il mare avevo l'immensità sopra e sotto di me”. Francois-Renè De Chateaubriand
“Poveretto è chi non vede le stelle senza una botta in testa”. Stanislaw J. Lec

martedì 16 novembre 2010

Giornalino 13.11.2010: L'Editoriale Di Mik#17

Questa settimana il titolo mi è stato proposto da una compagna. Era tanto che non scrivevo su “commissione”! Ho pensato di parlarvi di come vedo i rapporti che si creano in palestra cercando di uscire dai luoghi comuni. Non è vero che in una squadra si va tutte d’accordo e non è vero che si è tutte amiche; ognuno di noi ha provato come la vera amicizia, sia difficile non da trovare bensì da “mantenere”. Si pensa che i sentimenti siano già “pronti”, si diventa amici e lo si sarà per sempre nello stesso modo. Invece è caratteristico dei rapporti umani la continua evoluzione. I veri amici sono rari non perché non esistono ma perché una relazione, qualunque sia il suo genere, è impegnativa.
La palestra è uno dei mondi in cui “recitiamo”. Siamo delle atlete che dovrebbero pensare solo a fare (al meglio) il loro sport. I risultati dovrebbero arrivare solo per il fatto di eseguire azioni che proviamo e riproviamo da anni. Invece si sente spesso parlare di squadre piene di campioni che arrancano o di squadre di “chiaviche” col cuore tanto grande da permetter loro grandi imprese. Perché accade questo? Cosa fa diventare una squadra vincente o perdente? Voi che ci guardate da fuori, cosa pensate vedendoci giocare?
Un gruppo è fatto di individui e la cosa più difficile per arrivare ad esprimere un vero gioco di squadra è quella di mettere in secondo piano la propria individualità per un fine diverso: la vittoria del collettivo.
Sono capitati a tutti anni difficili in cui si guardava con orrore lo scoccare delle sei per il dovere di fare la borsa e mettersi in moto verso la palestra. Palestra che si è un diletto ma che richiede impegno vero, i giorni sono tanti, alcune la fanno dopo il lavoro, si torna a casa di notte, le palestre talvolta sono fredde e le docce gelide, i palloni logori, gli allenamenti sempre uguali, il sabato magari perdi…le amiche vanno a ballare, i colleghi fanno l’aperitivo e tu: “ho l’allenamento”. Perché si fa tutto ciò allora? Per la passione. Come mio personalissimo parametro per “misurare” la vera passione di una giocatrice, uso i tornei estivi. Io non vedo l’ora finisca il campionato per gettarmi sui campi d’erba o di sabbia a giocare e mi vengono i brividi quando sento compagne dire: “finito il campionato non tocco più ginocchiere e scarpe fino a settembre”.
Cosa si crea in palestra è difficile da spiegare con “teorie”, allora vi racconto un (bel) ricordo della mia vita che prova a rendere l’idea. Un maggio di qualche anno fa, avevo deciso di andare a fare il torneo di Bellaria, un 4x4 sulla sabbia conosciuto per esser frequentato da “beoni”, ovvero coloro che con la scusa del torneo si fanno 3 giorni di mare a sbevazzare così tanto che alle 4 di pomeriggio sono già ubriachi. Le partite di pallavolo diventano un tale contorno che la metà delle squadre non le disputa neanche tutte…Per dei motivi seri ho dovuto rinunciarvi ma la vita è piena di opportunità e i primi di giugno c’era un altro torneo: 3x3. Le squadre iscritte, rispetto al torneo alcolico, erano 36 contro 200 ma è stato bellissimo. Siamo partite per giocare a pallavolo e da buone milanesi le prime azioni sulla sabbia ci hanno viste come il traffico alle 5 in Loreto: paralizzate. Inaspettatamente abbiamo vinto una partita dopo l’altra, portando quello che avevamo creato in palestra: non solo la tecnica ma anche la nostra intesa. Io, la Titti e la Sara Visconti (mio ex libero), siamo arrivate in finale di quella che sembrava una parata di valchirie uscite da miss Italia. Il momento più bello è stato quando, vincendo la semifinale, le locali attonite sotto la doccia gridavano: “ma quelle come hanno fatto ad arrivare in finale? Le avete viste? (noi eravamo le solite basse, tozze e…in tuta) chi avrebbe mai dato loro qualcosa?” Di fianco c’era la Titti (!!!) che sentiva e ridendo ha detto loro: “si va beh ragazze vero che a vederci non sembriamo delle bicciarole (coloro che giocano a beach volley) ma…dire così, davanti a me!” E loro: “si si non avremmo mai detto che sareste riuscite ad arrivare in finale!”. Ma in finale ci siamo arrivate e molte di loro erano a fare il tifo per noi, le “straniere” venute dal nord con la loro poco credibile fisicità. E non lo facevano perché ispiravamo tenerezza ma perché, credo, avessero visto qualcosa che accomunava noi e loro: la passione per questo sport che a volte è un lavoro, a volte è un passatempo ma a volte è (soprattutto) qualcosa che ci piace e che ci unisce rendendoci felici.
Chi ha vinto? Non noi, mica era una favola!
Però quest’anno, siamo tornate e ci siamo riuscite! Siamo incredibilmente arrivate UNO!
Cosa si crea in palestra…si crea qualcosa che spinge qualcuno ad alzarsi all’alba per prendere il treno e farsi 400 km per giocare mille partite ad orari improponibili, spinge qualcun altro a seguirti solo per vederti giocare e passarti la borraccia perché lo scambio tra Bartali e Coppi si ripete ogni giorno senza diventare così famoso ma assumendo la stessa importanza per chi lo condivide. E perché affrontare le cose insieme, accettando le imperfezioni degli altri, non è da tutti ma…da vere Amiche.

martedì 19 ottobre 2010

16.10.2010 L'editoriale di Mik #17

Buonasera a tutti, questo giornalino è nato dall’idea di due persone che non giocano solo a pallavolo ma  vivono per questo sport. Parole grandi per descrivere quello che non è solo un passatempo serale ma una vera e propria passione. Queste 4 paginette provano ad essere un piccolo intrattenimento prima del nostro grande spettacolo!!! Spero vi piacciano e se avete domande, proposte, suggerimenti o rimproveri...ci farebbe piacere avere un riscontro a: sosandaso@hotmail.com
L’anno scorso società ed atlete vi hanno dato una grande soddisfazione con la promozione dalla serie C all’attuale campionato di B2. Io venivo spesso a vedere questa squadra durante i playoff e quello che mi ha colpito spesso era il suo pubblico: numeroso e partecipe. Spero tanto di vedere ancora gli spalti così pieni e vitali!
Il campionato che inizia è quasi un’incognita: il girone in cui siamo (il B) è pieno di squadra affrontate raramente e di cui sappiamo poco. Ogni partita sarà quindi una mezza sorpresa che speriamo finisca positivamente per noi.
Quello che personalmente mi auguro per quest’anno è che voi mi conosciate oltre che per questi scritti improvvisati, anche per i “fatti” ovvero i punti in campo J
In questa prima pagina mi piace parlare un pò di tutto ma oggi la protagonista è lei, la Pallavolo. Quando si dice che uno sport è solo divertimento e svago non è del tutto vero. Chi ci conosce sa quanti sacrifici ci sono dietro, quanti sbattimenti per conciliare lavoro, studio, morosi e famiglia; quanta fatica e disponibilità nelle persone che si vedono meno ma che fanno una società: come gli allenatori ed i dirigenti che cercano di darci tutto quello che serve per svolgere al meglio la nostra passione. Nessuno di noi è un eroe, siamo tutte persone normali unite da un sentimento in comune: l’amore per il nostro sport. Sport di squadra il nostro, con tutto quello che ne consegue: una vittoria non arriva mai grazie al singolo e una sconfitta è un peso da dividere in parti uguali. Il segreto del successo, oltre a determinate doti tecniche imprescindibili, è legato anche all’amalgama di un gruppo. Avere a che fare con persone di diversa età, provenienza, a volte cultura non è una cosa semplice ma è sempre un’esperienza che ci fa crescere. Si dice che spesso si impara di più dalle sconfitte che dalle vittorie, perchè le prime invitano maggiormente a riflettere su ciò che si è fatto (anche se noi logicamente ci auguriamo di vincere tantissimo!). L’importante quando si scende in campo è mettercela tutta, cercare di fare il meglio di quello che si può fare. Tante belle parole? Mi hanno insegnato che più delle parole arriva la volontà. Se poi l’avversario è più forte, onore al suo merito. Questa digressione per riflettere su questa prima giornata di un nuovo campionato che è particolare perchè inizia senza Lisa Picozzi, una pallavolista come noi, una persona che giocava da 15 anni, una ragazza che si faceva avanti e indietro dalla Puglia per conciliare lavoro e pallavolo, venuta a mancare il 29 settembre a causa di un incidente sul lavoro.  Un pensiero a lei ed alla sua famiglia, perchè si la pallavolo è solo un gioco ma è anche casa, felicità, famiglia, amici. Ricordo.